Artrosi d’Anca

E’ molto importante sottolineare il fatto che più precocemente si riesce a fare diagnosi e migliore è la prognosi. La maggior parte dei pazienti a cui viene diagnosticato un conflitto femoro-acetabolare (FAI) è giovane e sportivo e questo lascia intuire che una mancata diagnosi tempestiva determinerebbe un’usura irreversibile dell’articolazione troppo velocemente.

Quando vi è la possibilità il principale trattamento di prevenzione dal mio punto di vista è innanzitutto fisioterapico. Grazie ad innovative tecniche manuali e posturali si riesce ad allontanare il grave deterioramento cartilagineo. Ovviamente questo dovrebbe essere accompagnato da corretti comportamenti: sospensione di attività sportive traumatiche (calcio, pallavolo, basket, jogging, sport da contatto, etc) mantenendo quelle più indicate (camminate, bicicletta, nuoto, etc) , controllo del peso corporeo e della dieta.

Altre terapie conservative che io ritengo servano solo per alleviare il dolore sono: terapie fisiche (CEP, magnetoterapia, laserterapia, roetgenerapia, etc), terapie infiltrative (es. acido ialuronico), integratori per le articolazioni, antinfiammatori e antidolorifici.

Le terapie chirurgiche sono: l’artroscopia, le osteotomie, le artroprotesi e le artrodesi (molto raramente).

La mia specialità è l’intervento di protesizzazione dell’anca.

Quando viene consigliato? Ci sono molte variabili da valutare. L’intervento è da prendere in considerazione dopo che vi sia stato un fallimento delle terapie conservative precedentemente descritte e dove non vi sia indicazione per altre terapie chirurgiche (artroscopia e osteotomie). E’ molto importante valutare l’età del paziente, il suo stile di vita, le sue richieste, il peso corporeo e quanto questa patologia influenzi la sua vita e la sua postura. Ad oggi la vita media di un’artroprotesi è di circa 15 anni ma si può prevedere che con l’utilizzo dei nuovi materiali e delle ultime tecniche questo periodo COTvada quasi raddoppiato per i moderni impianti. E’ quindi impossibile discutere tutte le indicazioni in questa sede visto che le casistiche riportano pazienti dai 20 fino ad oltre 90 anni. Per questi ultimi ovviamente deve coesistere una forte volontà del paziente e condizioni generali che non controindichino l’intervento.

La mia generazione è cresciuta con la cultura della mininvasività chirurgica, arte che ha come principi la maggior conservazione delle parti ossee, la minor morbidità sui tessuti molli, il minor dolore post-operatorio, la diminuzione delle perdite ematiche per raggiungere lo scopo: diminuzione delle complicanze e più veloce recupero post-operatorio.

Ci sono varie tipologie di protesi, ognuna sempre ben valutata per ogni singolo paziente, ma nessuna può essere utilizzata universalmente. La scelta è più sofisticata per la parte femorale (stelo) che quella acetabolare (cotile) e sui materiali che vengono ad articolarsi (tribologia): teste in ceramica, oxinium o metallo che vengono contenute in coppe di metallo, polietilene o ceramica a seconda della scelta del chirurgo

• Le artroprotesi di rivestimento hanno il grande vantaggio di preservare la testa del femore la quale viene solo ricoperta da una sfera in metallo (cementata) che andrà a scorrere sulla coppa acetabolare anch’essa in metallo (non cementata). Da qui la problematica di questa tribologia tanto discussa. Per preservare la testa generalmente si deve essere più invasivi sui tessuti molli. È indicata soprattutto per pazienti sportivi con buona qualità ossea.

• Le artroprotesi con stelo mininvasivo (a preservazione parziale o totale del collo femorale) si inseriscono a press-fit nel femore (non cementate); queste permettono una via chirurgica mininvasiva molto risparmiosa sulle strutture ossee e sui tessuti molli (tendini, muscoli, legamenti). Danno inoltre la possibilità di utilizzare tutte le tribologie a disposizione. Anche qui l’indicazione si dà a pazienti attivi e con buona qualità ossea.

• Le artroprotesi con stelo tradizionale sono utilizzate ogni qualvolta il chirurgo valuta gli impianti precedentemente descritti non affidabili per problematiche anatomiche (es. in gravi displasie) o di scarsa qualità ossea arrivando talvolta ad optare per la cementazione dello stelo (molto rara). Sono comunque protesi molto affidabili che restituiscono al paziente un recupero completo.